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Rachele Sacco in prima linea per la difesa dei diritti dei malati non autosufficienti

La tutela delle persone malate non autosufficienti ancora al centro di una interrogazione che è stata presentata da Rachele Sacco, capogruppo FI Chieri, nel Consiglio Comunale del  26 luglio scorso.
La stessa consigliera comunale, vice presidente dell’associazione Graziani Adelina contro la Malasanità, aveva già portato in sala consigliare i diritti dei malati alla luce con le mozioni, presentate nel 2017, con cui aveva esortato l’Amministrazione ad attivare il servizio del Taxi Sociale rivolto ai cittadini con difficoltà motorie e riconoscere, valorizzare e sostenere economicamente la figura del Caregiver familiare.
L’interrogazione  esposta all’Amministrazione comunale tratta della vicenda della paziente, V.O., diventata malata cronica non autosufficiente a seguito di un ictus improvviso e che ora non ha un posto in cui essere assistita adeguatamente:
«Siamo di fronte ad una situazione preoccupante – spiega Rachele Sacco, capogruppo FI Chieri – ed è grave che l’AslTo5 abbia negato il posto letto alla paziente con la motivazione che il punteggio ottenuto non dà diritto al posto letto convenzionato. L’Asl TO5 ha speso 3 volte di più, per rispettare i “punteggi”, anche se, in base alle norme vigenti aveva e ha tuttora la piena facoltà di disporre il ricovero convenzionato in Rsa».
Sacco si è fatta  portavoce in Consiglio comunale delle condizioni della cittadina che ha esigenze sanitarie e socio-sanitarie indifferibili certificate dai medici dell’Ospedale Città della Salute di Torino: «L’Asl TO5 con lettera a/r del 7 maggio 2015 ha assegnato un punteggio 20/28, di cui 13/14 sanitario. In base alla tabella 1, allegata alla Dgr 45/2012 significa che si è in presenza di “importanti compromissioni delle condizioni psico-fisiche, gravi problemi sanitari/assistenziali di elevata complessità che necessitano di un intervento socio-riabilitativo intensivo”. Sempre dalla stessa lettera risulta che, secondo l’Asl T05, l’ammalata ha necessità di un ricovero “di tipo residenziale in nucleo Rsa con fascia assistenziale alta”, ma “ il grado di priorità assegnato dall’Uvg per la presa in carico è differibile”»
Non viene quindi disposta la convenzione così come richiesta dalla figlia dell’ammalata «che rifiuta ovviamente la proposta di ricovero di sollievo di 30 giorni – comprende Sacco – assolutamente inadeguato a rispondere alle esigenze dell’ammalata e del nucleo familiare. Nel 2018 la paziente ha subito numerosi trasferimenti da ospedale a case di cura. Lo scorso 20 febbraio il medico del reparto di degenza alle Molinette e le assistenti sociali territoriali dell’Asl To5, Azienda sanitaria di residenza della paziente, prospettano in un paio di giorni la dimissione a casa senza ausili, né prestazioni dell’Asl».
Due giorni dopo, però, la figlia della degente redige e invia opposizione alle dimissioni e richiesta della continuità terapeutica. Il 27 marzo, invece, la paziente viene inviata in mattinata presso la Casa di Cura Papa Giovanni XXIII di Pianezza per un percorso di riabilitazione. Nel pomeriggio la figlia si reca presso la Casa di Cura.
Le viene richiesto di firmare dei fogli che non le vengono rilasciati (si tratta di illegittimi impegni al pagamento di rette alberghiere che la Casa di Cura non può ricevere perché non autorizzata dalle delibere regionali). «Seguono ore di pressioni, minacce, intimidazioni, mentre la paziente non è ancora stata sistemata nella sua stanza – riporta Sacco – La casa di cura chiama i Carabinieri di Pianezza perché inducano la famiglia a riprendersi la paziente: un atto chiaramente vessatorio. I carabinieri, accertata la correttezza del comportamento della figlia, se ne vanno. Alla fine la struttura chiama un’ambulanza e rimanda la paziente alle Molinette». 
Lo scorso 7 maggio, quindi, la AslTo5 emette il suo esito in seguito alla valutazione geriatrica con 20/28 di punteggio totale (13/14 di punteggio sanitario  e 7/14 di punteggio sociale). Il 28 maggio, poi, sempre la AslTo5 ha disposto il trasferimento della paziente alla struttura riabilitativa della Ferrero di Alba, a 53 chilometri di distanza della paziente. Dopo tutti questi ricoveri si possono stimare a 54300 Euro i costi a carico del servizio sanitario nazionale invece che 17894 Euro con la continuità terapeutica ed il ricovero definitivo in Rsa.
«La paziente è stata spostata come un pacco postale da una struttura all’altra arrecando anche un danno economico al Servizio Sanitario Nazionale che poteva essere evitato – spiega Sacco – Mi chiedo come si potrà rispondere in modo tempestivo e coerente a questo caso di mala sanità e mala gestio. Ma sopratutto il problema è ben più ampio. Sicuramente potrebbero esserci situazioni analoghe sul territorio e l’intenzione non è attribuire responsabilità a qualcuno, ma sensibilizzare tutti su queste  situazioni causate da un mancato coordinamento regionale»
«A settembre – conclude Sacco –  vorremmo organizzare un convegno che sensibilizzi ad aiutare i malati non autosufficienti e la continuità di cura che ad oggi ha delle gravissime carenze. La mia denuncia , sembra però non interessi alle istituzioni preposte,  io continuerò a battermi per riuscire ad ottenere delle soluzioni nei confronti dei malati non autosufficienti, nella speranza che qualcuno ci dia risposte».  (C.S.)

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