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A 25 anni dall’alluvione i Comuni del chivassese ricordano il crollo del ponte

Si è svolta domenica pomeriggio, 17 novembre, a Palazzo Einaudi, la commemorazione del 25mo anniversario dell’alluvione e del crollo del ponte sul Po, avvenuto il 5 novembre 1994.

Ad organizzare la manifestazione, il Comune di Chivasso in collaborazione con il Comune di Castagneto Po ed il distaccamento “F. Petratto” dei Vigili del Fuoco Volontari di Chivasso.

Ad aprire la cerimonia è stato Paolo Caffaro Rore, vice capo del distaccamento del gruppo chivassese, che ha ricordato gli eventi che nella notte del 5 novembre 1994 portarono al crollo del ponte sul Po.

“Siamo qui per celebrare il 25mo anniversario dell’alluvione che colpì Chivasso il 5 novembre del 1994 – ha dichiarato -. Un giorno nefasto, un giorno in cui alle ore 23 la potenza dell’acqua portò via il ponte sul Po, isolando Chivasso dal resto della collina”. Caffaro ha ricordato il grande lavoro che fecero i vigili del fuoco.

“I pompieri erano lì, come tutte le altre volte in cui qualcuno ha bisogno. In quegli interventi si racchiusero tanti valori, famiglia, fratellanza, squadra. Si condivisero la paura, la rabbia, ma si apprese, grazie all’esperienza dei più anziani, cosa fosse la determinazione, il coraggio, la sicurezza. Si condivise lo spirito di sacrificio che accomuna chi indossa la divisa. Oggi sarebbe più semplice gestire le emergenze grazie alle strumentazioni moderne, ma la natura fa il suo corso e il territorio chivassese e quelli circostanti rimangono sempre zone a rischio”.

La parola è poi passata al sindaco di Chivasso, Claudio Castello. “Sono passati 25 anni da quella che è stata una delle pagine più tristi della storia di Chivasso, dopo il secondo conflitto mondiale – ha detto il primo cittadino – . A distanza di 50 anni dal bombardamento della nostra città, nel maggio del 1944, e all’indomani della chiusura della Lancia, che aveva messo in ginocchio la nostra economia, pativa anche questa grande tragedia. Venticinque anni fa, tra il 5 ed il 6 novembre 1994, una drammatica alluvione si abbatteva sul Piemonte e sul Chivassese, lasciando dietro di sé una lunga scia di distruzione e morte. Quel fine settimana è rimasto impresso negli occhi di tutti i chivassesi. Tutti noi che abbiamo vissuto qui tragici momenti, abbiamo dovuto fare i conti con un fenomeno meteorologico, sicuramente non nuovo per chi è abituato a convivere con il grande fiume, ma devastante per la capacità di mettere in discussione e ridimensionare drammaticamente tutte le nostre certezze, le nostre convinzioni e le nostre abitudini”. Il sindaco ha evidenziato le difficoltà che il crollo del ponte ha portato alla città ed anche ai paesi limitrofi. “Improvvisamente quel collegamento che aveva consentito negli anni di unire Castagneto, San Sebastiano, Casalborgone, Lauriano, Monteu, Cavagnolo, Brozolo, Verrua Savoia, San Raffaele, Gassino e tanti altri Comuni del Monferrato, ognuno portatore di una propria tipicità, con la sua storia, le sue specialità e le sue diversità, veniva a mancare. Banalmente non c’era più. Il ponte era crollato e con il crollo di questa infrastruttura fisica Chivasso, comune capofila del “chivassese”, per la prima volta, dopo tanti anni, scopriva la sua complementarietà con quelle aree e quei territori che si trovavano sull’altra sponda del Po”. Solo grazie all’intervento dei Vigili del Fuoco, delle altre forze dell’ordine, della Croce Rossa, della Protezione Civile e delle associazioni, Chivasso è riuscita a rialzarsi e dopo le soluzioni provvisorie come il traghetto gestito dai militari che trasportava le persone da una sponda all’altra del fiume, il nuovo ponte venne inaugurato il 2 maggio del 1997. “Sono quei 230 metri di asfalto, quel collegamento sopra le acque del Po, che hanno segnato questo momento storico della nostra vita – ha concluso -. Un ponte che unisce, che accomuna, che facilita, che alimenta ogni giorno la speranza di migliaia di persone che vi transitano e che vivono la loro quotidiana vita di qua e di là delle due sponde”.

Quindi è intervenuto il sindaco di Castagneto Po, Danilo Borca. “In una notte le certezze della collina sono cadute – ha dichiarato -. Le cose più banali come la scuola, il lavoro, il trasporto ferroviario, la sanità in un attimo si sono annullate ed è stato un grosso colpo. Da quel giorno si è scoperta una parte attiva della comunità. C’è stato il traghetto che portava le persone da una parte all’altra ed è stato aperto un vecchio tratto di strada che collegava San Sebastiano e Verolengo con la creazione del ponte Bailey, fornendo una nuova viabilità alternativa”.

La cerimonia è proseguita con la consegna di attestati di riconoscenza ai Vigili del Fuoco, che misero a repentaglio la loro vita per cercare di arginare i danni di quei tragici eventi: a Mario Gaia e Fulvio Brinoglio, Vigili del Fuoco di Chivasso che intervennero durante l’alluvione, a i parenti di Marino Borca, capo squadra dei vigile del fuoco che per ultimo attraversò il ponte pochi secondi prima del crollo, al Comitato locale della Croce Rossa, all’Erv di Chivasso, all’Aib di Castagneto ed ai Vigili del Fuoco di Meano e Giovo, in provincia di Trento, che intervennero in aiuto della città.

L’evento si è concluso con una fiaccolata da palazzo Einaudi fino al ponte sul Po, per la posa dei fiori alla lapide dedicata a Marino Borca.

Presenti alla commemorazione, tutti i sindaci del territorio ed il consigliere regionale Gianluca Gavazza.